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Memorie storico-letterarie di alcuni conventi della Dalmazia - Donato Fabianich (1845)
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Oblast: Bibliofilski primerci : Izdanja na stranim jezicima
Opis: 1. izdanje, Venezia 1845, tvrdi povez, stanje: vrlo dobro 4+, str. 86, jezik: italijanski
Artikal broj: 29394
Zalihe: TRENUTNO NEMA U ZALIHAMA
Izdavač: Tipografia di G. B. Merlo
Autor: Donato Fabianich
Težina: 0.1 kg
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Donato Fabianich (Pag 1808. - Zadar 1890.). Memorie storico-letterarie di alcuni conventi della Dalmazia (Istorijsko-književni zapisi pojedinih manastira u Dalmaciji. Iz sadržaja: Il Convento dei Francescani a Zara, Cattaro, La Badia di Curzola, Lesina, Spalato, Crappano, Pasmano itd.

Fabianich je proučavao istoriju franjevaca u Istri, Dalmaciji, Dubrovačkoj Republici i Bosni i Hercegovini od početaka do svog vremena, doprinoseći poznavanju delovanja Reda, prošlosti njegovih manastira, umetničke baštine, istaknutih pojedinaca te spomenika i knjiga. Njegovo je istraživanje znamenito za poznavanje delovanja franjevaca za vreme turske vladavine u Bosni i Hercegovini. Pisao je o počecima hrišćanstva u Dalmaciji, književnoj baštini, te poznatijim savremenicima.

FABIANICH, Donato. - Nato a Pago (Dalmazia) da Giovanni, ancora ragazzo entrò nel convento dell'Assunta dei frati minori osservanti situato nella parte vecchia dell'isola, dove frequentò le scuole inferiori. Vesti l'abito francescano il 1º luglio 1826 e venne ordinato sacerdote il 4 sett. 1836. Gli studi compiuti nel ginnasio superiore di Zara lo avvicinarono ai classici come mostrano i versi latini da lui composti nel 1829 in occasione dell'onomastico del padre guardiano Ante Marinovié. Sempre a Zara portò a termine gli studi filosofici e teologici.

Lettore e predicatore, nel 1843 fu nominato segretario provinciale e quindi trasferito nel convento di S. Doimo a Pasman nell'omonima isola, dove tenne l'ufficio di vicario. Nel capitolo del 29 giugno 1846, tenutosi a Pasman, fu scelto quale definitore provinciale, e fu allora che verosimilmente fece ritorno a Zara, dove dal 1850 insegnò, seppure in modo discontinuo, italiano, latino, storia, geografia e musica nell'imperial regio ginnasio.

Appassionato ed infaticabile studioso, fu storico di grande erudizione, cultore della storia di Zara e del suo Ordine, autore di numerose opere che, per la rigorosa indagine preliminare che le contraddistingue, si inseriscono nella tradizione della migliore storiografia dalmata. La sua attenzione fu rivolta soprattutto alla storia dei frati minori osservanti in Dalmazia e in Bosnia, alle locali vicende della Chiesa dei primi secoli e al successivo diffondersi in quell'area dell'eresia bogomila.

La rigorosa analisi storica dei suoi scritti, intessuti di biografie di eminenti laici ed ecclesiastici, letterati ed artisti, di profili di santi e di teologi, risulta però appesantita da un roboante stile predicatorio, oltre che da soverchie digressioni erudite. Tutte le opere furono scritte in lingua italiana, lingua culturale per eccellenza che sola poteva, a suo giudizio, far conoscere al mondo lo sviluppo e la ricchezza della cultura dalmata e in particolare l'ampiezza del patrimonio storico e artistico conservato nei conventi dei frati minori osservanti. Questo gli guadagnò la stima della Curia romana e successivamente un dovuto spazio nella letteratura storica italiana.

Collaboratore tra i più assidui della Gazzetta di Zara, La Dalmazia e La Voce dalmatica, il F. ebbe sempre cura di riunire gli articoli in pubblicazioni perché non andassero dispersi. Il primo volumetto fu il diario del Viaggiosul monte Vellebich (Zara 1841) - viaggio compiuto quando era lettore per andare a prendere possesso della chiesa edificata dal governo austriaco in onore di Francesco di Assisi - in cui, accanto a descrizioni di bellezze naturali e ad annotazioni storiche e artistiche, inserì alcune considerazioni sull'utilizzo delle vie di accesso al Velebit per il commercio e l'industria rivieraschi. A questo fecero seguito i Cennistorici sulle scienze e lettere in Dalmazia (Venezia 1843), due volumi in cui tratteggiava i profili, nel primo, di scienziati e letterati dalmati che nei secoli XVII e XVIII erano vissuti lontano dalla loro terra, nel secondo, di quelli che lì avevano operato. Una descrizione dell'isola di Košljun (Cassione) e una breve storia della famiglia Frankopan chiudevano quest'opera di vasto respiro. Il F. vi esordiva esaltando il ruolo avuto dall'antica Roma alle origini della cultura e della storia della Dalmazia che da quei gloriosi tempi "s'unisce alla cultura italiana, e prende parte ad alcune sue usanze". Sarà questa una convinzione più volte reiterata nelle sue opere in cui si fa un preciso distinguo tra Dalmati operanti in Italia e Italiani. Altre biografie, tra cui quella di Vincenzo Zmajevich, apparse nel 1843 sulla Gazzetta di Zara e nel 1845 su La Dalmazia, furono poi raccolte ne' Patriotti illustri (Venezia 1846), dedicato a Ivan Brèié in occasione della sua consacrazione a vescovo di Sebenico. Lo stesso anno appariva il Cenno di alcune poesie di Pietro Canavelli, che a detta dell'illustre studioso dalmata S. Gliubich "portò molto lume alle cose nostre in questo proposito".

La parte più consistente dell'opera del F. è certamente quella relativa agli studi storico-religiosi. All'influsso, ancora profondo in quelle regioni, dell'Illyricum sacrum di D. Farlati si devono gli scritti raccolti poi ne La Dalmazia ne'primi cinque secoli del Cristianesimo (Zara 1874), in cui si fa risalire ad epoca molto antica l'inizio della cristianizzazione e della diffusione del cristianesimo nell'antico Illyricum. Oltre che la storia ecclesiastica (rapporti tra la Chiesa salonitana e Roma, le prime abbazie benedettine, s. Girolamo), egli abbraccia anche la storia politica (dalle invasioni degli Avari e degli Slavi, ai regni di Odoacre e Teodorico), dando vita ad un'opera di buona erudizione, ma di scarsa originalità.

Più vasta orma doveva lasciare nel campo degli studi sulla storia dell'Ordine francescano in Dalmazia. Nel corso dei viaggi compiuti a Cattaro, Traù, Spalato, nelle isole di Lesina (Hvar) e di Curzola egli ebbe modo di raccogliere materiale storico, di registrare le tradizioni dei monasteri, inventariare quadri, iscrizioni, manoscritti e incunaboli. Un primo frutto di questo attento e meticoloso lavoro furono le Memorie storico-letterarie di alcuni conventi della Dalmazia (Venezia 1845), che diedero vita a un vivace intervento del saggista zaratino Giuseppe Ferrari Cupilli sulle pagine della Gazzetta di Zara (XIII [1845], 68, pp. 392 s.; 69, pp. 395 s.) circa l'interpretazione dei contrasti sorti nel sec. XIII tra i francescani, appena giunti in Dalmazia, e l'allora vescovo di Zara, Giovanni Guardiaze, già trattati dal Farlati.

Il letterato croato Ivan Kukuljević Sakčinski, suo contemporaneo, giudicò l'opera di particolare pregio perché vi si dava finalmente notizia non solo della storia, ma anche del patrimonio culturale conservato nei conventi francescani dalmati e fino a quel momento ignorato.

Nel 1863, da poco nominato provinciale, il F. diede alle stampe la monumentale Storia dei frati minori dai primordi della loro istituzione in Dalmazia e Bossina fino ai giorni nostri. Diviso in due parti, pubblicate a Zara, la prima nel 1863 e la seconda l'anno seguente, è certamente il solo studio di ampio respiro apparso fino ad oggi sull'opera svolta dai francescani in Dalmazia, in Istria, nel territorio della Repubblica di Ragusa, in Bosnia-Erzegovina.

Il primo volume abbraccia la storia dell'Ordine dall'inizio del suo apostolato al 1860, mentre il secondo si sofferma sulla storia dei singoli monasteri, divisi per provincia, sui loro tesori d'arte, sulle figure più insigni tratteggiandone ben centoventitré. Entrambi recano alla fine una bibliografia, che seppure incompleta, costituisce una importante testimonianza delle fonti cui il F. aveva attinto. Oltre agli storici francescani Ottavio Spadera, Sebastiano Dolci (Slade), Gaspare Bomman (Vinjalié) e al già ricordato Farlati, vi si trovano Giovanni Lucio (Luèié), F. Ughello, Carlo Botta, Marcellino da Civezza, Girolamo Dandolo, August V. Marmont, Ch. de Montalembert.

I primi conventi sulle coste dalmate furono fondati dallo stesso s. Francesco che, di ritorno dalla Palestina, vi giunse nel 1212. Da quel momento la storia dei francescani fu la storia del litorale dalmata e della vicina Bosnia-Erzegovina, dove l'Ordine si diffuse rapidamente anche per fronteggiare, con l'appoggio del Papato e dei bani Sibislav e Ninoslav, il propagarsi dell'eresia bogomila. La caduta della Bosnia-Erzegovina sotto il potere turco vide i francescani strenui difensori della fede e dei sudditi cristiani, ma anche all'occasione audaci risvegliatori del popolo contro la Sublime Porta come nella guerra di Candia (1645-69). In questa prima parte l'interesse maggiore è certamente dato dalla pubblicazione di alcuni documenti inediti dei re di Spagna Filippo II e Filippo IV, conservati nell'archivio del convento di Zara.

Nella seconda parte pregevoli sono le biografie di francescani che giungono ad integrare quelle di artisti e letterati pubblicate da Gliubich nel suo Dizionario e che costituiscono ancora oggi un punto di riferimento per chiunque voglia studiare il passato dell'Ordine in quelle province. Nel delineare la storia dei singoli conventi, il F. non tralasciò di trascrivere le epigrafi poste sui bassorilievi, sulle tombe collocate nelle chiese e nei chiostri, alcune delle quali ormai andate disperse, e di descrivere le tele conservate nei monasteri, tra cui il dipinto ad olio sulla parete del coro della chiesa di S. Francesco a Zara, Monumento di Angelica Salghetti-Drioli nata ad Isola, realizzato dal pittore zaratino ed amico Francesco Salghetti-Drioli. Il F. stesso contribuì personalmente alle spese per il restauro e l'abbellimento del convento e della chiesa dei francescani a Zara. E ancora a questo convento dedicò un volume in occasione del 700º anniversario della nascita del santo di Assisi, dal titolo Il convento più antico dei frati minori in Dalmazia (Prato 1882).

L'occupazione della Bosnia-Erzegovina da parte dell'Austria-Ungheria dopo il congresso di Berlino del 1878 gli offrì l'occasione per rivisitare Il presente e il passato di Bosnia, Erzegovina e Albania terre della Dalmazia romana (Zara 1879) e in particolare la diffusione nel Medioevo dell'eresia pataro-bogomila. Riprendendo quanto già pubblicato in un articolo nel 1860, egli vi sosteneva che eretici patarini, lasciata Milano, avevano raggiunto, attraverso l'Ungheria, la Bosnia e qui, a causa della rilassatezza del clero, erano riusciti a diffondervi l'eresia. Sul bogomilismo tornava con un altro studio, il Discorso sulla istoria religiosa e civile della Dalmazia e popoli affini (Firenze 1889), dedicato a fra Sime Milinovič, arcivescovo di Antivari, in cui asseriva che sulle coste dalmate l'eresia era giunta non dal retroterra, ma via mare.

L'opera di maggiore interesse per gli studiosi è però la raccolta di Firmani inediti dei sultani di Costantinopoli ai conventi francescani e alle autorità civili di Bosnia e di Erzegovina (Firenze 1884). Copie di questi documenti turchi erano state portate a Zara dal vescovo fra Angelo Kraljevič, recatosi a Roma per la periodica visita ad limina. Si tratta di 54 firmani emessi dai sultani, dal 1463 al 1845, a favore dei francescani della Bosnia e dell'Erzegovina, che il F. ritenne fossero stati tradotti dallo stepso vescovo, buon conoscitore della lingua turca.

Studi successivi condotti da Julijan Jelenić hanno dimostrato invece che erano stati tradotti da Demetrio Atanacković nel 1818. Al di là di questa errata attribuzione, l'importanza dell'opera per la storia non solo religiosa, ma anche civile della Dalmazia nei quattro secoli della dominazione turca fu subito evidente e, come tale, salutata dai contemporanei. Ivo Prodan nel suo necrologio (Fra D. F., in Katolička Dalmacija, 1890, n. 12) giungeva a dire che se il F. avesse pubblicato anche questa sola raccolta avrebbe dovuto essere annoverato tra gli uomini benemeriti della cultura patria.

Il F. mori a Zara l'8 apr. 1890.

Tra i suoi amici aveva annoverato uomini celebri della Dalmazia del tempo: Carlo Bianchi, G. Sabalich, i fratelli Borelli, Simeone Gliubich, Giuseppe Ferrari Cupilli, Nicola Giaxich, di cui aveva scritto nel 1841 l'elogio funebre, e il noto musicista Francesco Suppé (Franz von Suppé). Tramite i fratelli Salghetti-Drioli - Francesco, pittore, e Giovanni, musicista - era rimasto in costante contatto con Niccolò Tommaseo e G.A. Paravia, che lo avevano aggiornato sugli orientamenti di storia patria in Italia.